Alex Learns Italian — Book Club · Episode 54

Why Nations Fail

Perché le nazioni falliscono (Why Nations Fail)

Perché alcuni paesi sono ricchi e altri restano poveri? Non è il clima, non è la cultura, non sono i cattivi consigli. Sono le istituzioni: le regole che decidono chi ha il potere, chi possiede e chi può andare avanti.

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54 / 56
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B1
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Perché le nazioni falliscono (Why Nations Fail)

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C'è una città chiamata Nogales, e una recinzione la taglia in due. A nord c'è Nogales, Arizona: una famiglia media guadagna circa trentamila dollari all'anno, la maggior parte dei ragazzi va a scuola, la gente vota e le strade funzionano. Pochi passi più a sud, in Messico, c'è Nogales, Sonora, dove una famiglia media guadagna circa un terzo di quella cifra. Muoiono più bambini. Aprire un piccolo negozio significa pagare tangenti. Eppure i due lati hanno gli stessi antenati, lo stesso cibo, la stessa musica, la stessa aria del deserto. I microbi attraversano la recinzione senza problemi. Che cosa divide allora quella recinzione?

Io sono Luca di Alex Learns dot com. Oggi approfondiamo il libro Why Nations Fail di Daron Acemoglu e James A. Robinson.

Daron Acemoglu insegna economia al MIT. James Robinson è politologo ed economista all'Università di Chicago. Hanno pubblicato il libro nel 2012, dopo vent'anni di ricerca comune su potere e povertà, e nel 2024 hanno condiviso il Nobel per l'economia. Confrontano centinaia di casi: le miniere d'argento spagnole in Perù, i re inglesi, le fabbriche sovietiche, i diamanti africani, la Cina di oggi. Discutono anche con i rivali. Jared Diamond dice che decide la geografia; loro dicono di no, e dedicano un capitolo intero a spiegarlo.

Tutto parte dalla recinzione di Nogales. Il secondo capitolo demolisce tre spiegazioni popolari: geografia, cultura e l'idea che i governanti non sappiano fare meglio. Poi arriva la coppia di termini centrale: istituzioni inclusive e istituzioni estrattive. Il resto è storia usata come prova. L'Inghilterra del 1688. Il divieto ottomano della stampa. Le colonie spagnole in America. Le fabbriche di Stalin. I diamanti della Sierra Leone. I sistemi si ripetono per secoli, in circoli virtuosi o viziosi, e solo poche nazioni ne escono.

1. La recinzione di Nogales dimostra che le regole contano più della terra. Geografia, clima e malattie sono identici sui due lati, e anche gli antenati: il confine è passato di qui solo dopo il 1853. Cambiano le istituzioni. Da una parte: tribunali, scuole, elezioni e proprietà sicura. Dall'altra c'è stato un partito unico fino alle riforme del 2000.

2. I paesi poveri non lo sono per sfortuna, cultura o ignoranza. Gli autori le rifiutano tutte e tre. Le due Coree hanno la stessa gente e la stessa terra. Alla fine degli anni Novanta il Sud era circa dieci volte più ricco. La cultura coreana non è cambiata al confine nel 1945. Sono cambiate le regole, scelte da chi aveva il potere.

3. Le istituzioni inclusive permettono alla gente comune di investire, imparare e competere. Proteggono la proprietà, lasciano nascere nuove imprese e distribuiscono il potere politico, così i governanti rispondono ai cittadini. Bill Gates è la prova: ha costruito Microsoft con le regole americane, e quelle stesse regole hanno permesso al governo di fargli causa nel 1998 per abuso di monopolio. Nemmeno l'uomo più ricco del mondo era sopra la legge.

4. Le istituzioni estrattive servono a spostare ricchezza dai molti ai pochi. Nel Regno del Kongo i portoghesi hanno mostrato la ruota e l'aratro, e hanno inviato missioni agricole nel 1491 e nel 1512. Nessuno li ha adottati. Perché lavorare di più se il re può prenderti tutto e tu puoi finire venduto come schiavo? La tecnologia c'era; mancava l'incentivo.

5. Prima viene la politica, perché l'economia segue il potere. Molti governanti sanno che cosa arricchirebbe il loro paese e non lo fanno. Con Siaka Stevens al potere, la ferrovia verso il Mendeland portava il caffè, il cacao e i diamanti della Sierra Leone, e serviva una regione che votava contro di lui. Così ha fatto togliere i binari e li ha venduti, per rendere la perdita definitiva. Crescita persa; potere conservato.

6. Le élite bloccano la tecnologia nuova perché il progresso può costare loro il posto. Gli autori lo chiamano paura della distruzione creativa. Nel 1485 il sultano ottomano ha vietato la stampa in arabo; la prima tipografia ottomana ha aperto solo nel 1727, e i dotti religiosi dovevano approvare ogni pagina. L'imperatore Francesco I d'Austria ha vietato una ferrovia del nord: pensava che i treni portassero la rivoluzione.

7. La crescita senza cambiamento politico esiste, ma prima o poi si ferma. Stalin ha spostato milioni di contadini nelle fabbriche, e l'Unione Sovietica è cresciuta in fretta per decenni. Ma gli ordini dall'alto non sostituiscono per sempre le idee nuove: il sistema ha rallentato e poi si è bloccato. Gli autori ripetono lo stesso avvertimento per la Cina: crescere in fretta con una politica chiusa non è prosperità duratura.

8. Piccole differenze diventano enormi nei momenti critici. Arriva uno shock e società simili prendono strade opposte. Nel 1588 Inghilterra, Francia e Spagna avevano re forti e assemblee deboli. Un secolo dopo, la Gloriosa Rivoluzione del 1688 ha limitato la Corona inglese e ha dato potere vero al Parlamento, aprendo la strada alla Rivoluzione industriale. Le altre due sono rimaste assolutiste.

9. I sistemi coloniali erano fatti per estrarre e sono sopravvissuti ai coloni. Gli spagnoli hanno abbandonato Buenos Aires perché non riuscivano a costringere la gente del posto a lavorare. Sono andati ad Asunción, dove i guaraní si potevano costringere, e hanno costruito un sistema di tributi. Quella logica segna ancora l'America Latina. In Sierra Leone l'indipendenza ha cambiato la bandiera, ma ha tenuto gli enti di commercializzazione, i capi e il monopolio dei diamanti.

10. I sistemi cattivi si ripetono, e uscirne è raro ma possibile. Il sociologo Robert Michels la chiamava legge ferrea dell'oligarchia: i nuovi governanti prendono la vecchia macchina invece di smontarla. Il Botswana è l'eccezione: Seretse Khama e Quett Masire si sono appoggiati ai consigli tswana, hanno fatto elezioni oneste e hanno lasciato il potere quando hanno perso. Oggi è uno dei paesi più ricchi dell'Africa.

Perché falliscono le nazioni? Non perché la gente sia pigra, per il clima, per consiglieri sciocchi. Falliscono quando un piccolo gruppo controlla le regole e le usa per prendere, e blocca ogni novità che minacci il suo dominio. Riescono quando il potere è distribuito e la gente comune può possedere, inventare e competere. La riforma è politica, non tecnica: un consiglio economico migliore non serve con un governante che preferisce un paese povero ma suo. La terra di Nogales è la stessa. Le regole no.