Alex Learns Italian — Book Club · Episode 53
The Wealth of Nations
La ricchezza delle nazioni (The Wealth of Nations)
Un paese non diventa ricco accumulando oro. Per Smith la ricchezza vera sono i beni e i servizi che una nazione produce ogni anno, e cresce dividendo il lavoro, allargando i mercati e risparmiando. Avverte anche che i mercanti, non solo i re, piegano le leggi al proprio profitto.
- Episode
- 53 / 56
- Level
- B1
- Length
- 06:56
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La ricchezza delle nazioni (The Wealth of Nations)
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Dieci uomini poveri lavorano con macchine vecchie in una piccola officina in Scozia. Eppure Adam Smith conta quello che producono in un giorno: circa quarantottomila spilli. Da solo, dice Smith, uno di loro ne farebbe a malapena venti al giorno; forse nemmeno uno. Gli uomini non sono cambiati: è cambiato il modo di organizzare il lavoro. Nel 1776 i re credevano ancora che un paese diventasse ricco riempiendo d'oro il tesoro. Smith ha guardato quei dieci uomini e i loro spilli, e ha dato un'altra risposta.
Io sono Luca di Alex Learns dot com. Oggi approfondiamo il libro The Wealth of Nations di Adam Smith.
Adam Smith è nato in Scozia nel 1723. È stato professore di filosofia morale a Glasgow, non mercante né banchiere. Il suo primo libro chiedeva come giudichiamo i sentimenti altrui. Poi ha viaggiato in Francia, ha conosciuto altri pensatori e ha dedicato circa dieci anni a "Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni", uscita nel 1776. Raccoglieva dati con pazienza: prezzi del grano lungo i secoli, salari di varie città, il costo di trasportare merci sui fiumi. Era acuto e spesso molto spiritoso quando parlava dei potenti.
Il libro ha cinque parti. La prima chiede perché il lavoro sia diventato così produttivo e come il prezzo si divida in salari, profitto e rendita. La seconda parla del capitale: strumenti, materiali e risparmi che pagano il lavoro futuro. La terza, perché alcuni paesi si sono arricchiti prima di altri. La quarta è la parte arrabbiata: un attacco al "sistema mercantile", che trattava il commercio come una guerra tra nazioni. La quinta, che cosa deve pagare un governo e come tassare.
1. La ricchezza di una nazione è ciò che produce ogni anno, non l'oro che conserva. La cosa reale, dice Smith, è il prodotto annuale della terra e del lavoro: cibo, vestiti, case, navi, servizi. Il denaro serve solo a spostarlo. Un paese pieno di monete ma senza fattorie né officine è un povero con i gioielli.
2. Dividere un mestiere in piccoli compiti rende molto più produttivo il lavoratore comune. Fare uno spillo, conta Smith, richiede circa diciotto operazioni: uno tira il filo, uno lo raddrizza, uno lo taglia, uno lo appuntisce. Succedono tre cose: ogni operaio diventa più veloce, nessuno perde tempo a cambiare attrezzo, e chi ripete un gesto semplice tutto il giorno spesso inventa la macchina che lo fa.
3. Quanto si può dividere il lavoro dipende da quanti clienti raggiungi. Un calzolaio fa trecento paia all'anno, ma la sua famiglia ne consuma sei: gli servono cinquanta famiglie come la sua, o dovrà cambiare mestiere. I mestieri specializzati abbondano in città e mancano nei villaggi. L'industria, osserva, è migliorata prima sulle coste e sui fiumi, dove una barca portava le merci a poco.
4. Lo scambio funziona perché entrambe le parti sono egoiste, e per Smith va bene così. "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo la cena." Parliamo agli altri del loro vantaggio, non del nostro bisogno. Nessun animale lo fa: nessuno ha mai visto due cani scambiarsi un osso. Contrattare è la strana abitudine umana da cui nasce la ricchezza.
5. Chi cerca il proprio profitto è spesso "guidato da una mano invisibile" ad aiutare tutti. Smith usa questa frase famosa una sola volta in tutto il libro. Un mercante tiene i soldi in patria perché gli sembra sicuro e li mette dove rendono di più; il paese ci guadagna, anche se lui non lo voleva. E aggiunge, asciutto: non ha mai visto molto bene fatto da chi dice di commerciare per il bene pubblico.
6. I paesi si arricchiscono risparmiando e si impoveriscono sprecando, soprattutto con lo spreco pubblico. Il capitale sono attrezzi, materiali e cibo conservato che mantengono il lavoratore. Cresce con il risparmio e cala con il lusso: per questo Smith chiama benefattore pubblico l'uomo parsimonioso. Ma lo spreco privato è piccolo; le corti splendide, gli eserciti e le guerre divorano il prodotto nazionale.
7. Produrre in casa ciò che si compra a meno all'estero di solito impoverisce il paese. "Il sarto non prova a farsi le scarpe da solo": le compra e dedica le sue ore ai cappotti. Una nazione dovrebbe fare lo stesso. Se gli stranieri vendono a meno di quanto ci costa produrlo, conviene comprare e lavorare dove abbiamo un vantaggio. Bloccare le importazioni fa pagare tutti per proteggere pochi.
8. Il commercio dovrebbe unire le nazioni, ma i governi ne hanno fatto una guerra. Nel sistema mercantile ogni paese vuole vendere più di quanto compra e vede il successo del vicino come una perdita. Così, dice Smith, le nazioni imparano a desiderarsi povere. Ma un vicino ricco è un buon cliente: il commercio, scrive, dovrebbe essere un legame di unione e amicizia.
9. Gli imprenditori non sono gli eroi di questo libro; Smith diffida di loro quanto dei re. "Le persone dello stesso mestiere si incontrano di rado... senza che la conversazione finisca in una congiura contro il pubblico." Il venditore vuole più mercato e meno concorrenza. Per questo, quando i mercanti propongono una nuova legge sul commercio, bisogna studiarla con sospetto: il loro interesse non è mai quello del pubblico.
10. Smith difende i lavoratori comuni e vuole che lo Stato li istruisca. I padroni, scrive, hanno un accordo silenzioso per tenere bassi i salari. Nessuna società è felice se la maggioranza dei suoi membri è povera. Ammette anche il costo della sua idea: chi ripete un gesto semplice per tutta la vita diventa "stupido e ignorante" quanto è possibile. Perciò il governo deve pagare le scuole, oltre alla difesa, alla giustizia e alle strade e ai ponti che nessun mercante costruirà.
Che cosa rende ricca una nazione? Non l'oro in una cassaforte, né vincere guerre commerciali. La risposta di Smith sono le persone: come si divide il loro lavoro, quanto è grande il mercato, quanto risparmiano e con quanta libertà si muovono, commerciano e scelgono il mestiere. I governi aiutano quando mantengono la pace, fanno giustizia, costruiscono ciò che nessuno costruirà e istruiscono i bambini. Fanno danno quando vendono monopoli a chi li chiede. È un libro sul lavoro produttivo e sullo scambio aperto, e un avvertimento contro chi dice che il suo profitto è il bene pubblico.