Alex Learns Italian — Book Club · Episode 33
Churchill: Walking with Destiny
Churchill: Walking with Destiny
Churchill ha scritto che tutta la sua vita aveva preparato l'ora del 1940. Roberts lo verifica con archivi nuovi: un destino costruito in sessantacinque anni, senza nascondere i fallimenti.
- Episode
- 33 / 56
- Level
- B1
- Length
- 07:38
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Churchill: Walking with Destiny
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Londra, 28 maggio 1940. L'esercito britannico è intrappolato a Dunkerque. Nel Gabinetto di guerra lord Halifax insiste: bisogna chiedere a Mussolini quali condizioni di pace offrirebbe Hitler. Sembra ragionevole: la Francia sta per cadere e la Gran Bretagna non ha un piano per vincere. Quel pomeriggio Churchill riunisce il Gabinetto allargato e annuncia che non ci saranno trattative. Se la storia di quest'isola deve finire, dice, che finisca con ognuno di noi "soffocato nel proprio sangue per terra". Roberts si chiede: perché quell'uomo vecchio e spesso in errore era pronto?
Io sono Luca di Alex Learns dot com. Oggi approfondiamo il libro Churchill: Walking with Destiny di Andrew Roberts.
Andrew Roberts è uno storico britannico che scrive di guerra e potere. È il primo biografo di Churchill autorizzato a leggere i diari di guerra di re Giorgio VI, con il permesso di Elisabetta II. Ha usato carte che nessuno aveva avuto prima: i diari integrali dell'ambasciatore sovietico Ivan Majskij, gli appunti parola per parola di Lawrence Burgis sul Gabinetto di guerra e documenti privati dei figli di Churchill. Cita la regola dello stesso Churchill: per rendere giustizia a un grande uomo serve vera critica, perché la lode da sola annoia. Per questo il libro elenca i fallimenti e chiede che cosa ha imparato Churchill.
Il libro ha due parti, e i titoli contengono già la tesi. La prima, "La preparazione": sessantacinque anni da Blenheim nel 1874, con Cuba, l'India, il Sudan e il Sudafrica, il matrimonio, l'Ammiragliato, Gallipoli, le trincee, un bilancio disastroso e gli anni Trenta in solitudine. La seconda, "La prova": la caduta della Francia, il Blitz, Roosevelt e Stalin, la vittoria, la sconfitta elettorale del 1945, un secondo governo e la morte nel 1965. Churchill ha scritto che tutta la sua vita aveva preparato quell'ora; Roberts controlla se fosse vero, decisione per decisione.
1. Churchill ha descritto il proprio futuro a sedici anni, poi l'ha vissuto. Nel 1891, a Harrow, ha detto all'amico Murland Evans che sarebbero arrivate guerre terribili, che Londra sarebbe stata attaccata e che lui ne avrebbe guidato la difesa, salvando la capitale e l'Impero. Era uno scolaro con pessimi voti. Cinquant'anni dopo ha fatto esattamente questo.
2. Per Roberts quel destino è stato costruito, non ricevuto. Churchill ha scritto che il 10 maggio 1940 sentiva di "camminare con il destino". Chi gli stava intorno era d'accordo, e un ministro ci ha visto il dito di Dio. Roberts tiene la sensazione e cambia la causa: quel destino Churchill l'aveva costruito consapevolmente per tutta la vita.
3. Ha trasformato ogni disastro in una regola. Gallipoli ha quasi chiuso la sua carriera nel 1915: ha lasciato il governo ed è andato in trincea. Lezione: nella guerra dopo, non imporsi ai capi di Stato Maggiore. Il ritorno all'oro nel 1925 è andato male; in guerra ha invece lasciato circolare il denaro. Tonypandy e lo sciopero generale gli hanno insegnato ad affidare le relazioni sindacali al laburista Ernest Bevin.
4. Ha imparato altrettanto da ciò che ha funzionato. I decrittatori della Marina nella Prima guerra mondiale gli hanno insegnato a sostenere Alan Turing e Ultra nella Seconda. I convogli hanno battuto i sommergibili nel 1917: li ha rifatti. L'appoggio precoce al carro armato lo ha aperto alle armi nuove. Pilota e poi ministro dell'Aria, era amico della RAF molto prima della battaglia d'Inghilterra.
5. Gli anni senza incarichi sono stati quelli che lo hanno salvato. Negli anni Trenta un governo dopo l'altro lo ha lasciato fuori. Da Chartwell ha avvertito del riarmo tedesco e ha perso ogni discussione. Il prezzo è stato alto: avere ragione su vita e morte senza essere ascoltato gli ha fatto molto male. Ma ha tenuto le mani pulite dall'appeasement, e nel 1940 la gente se n'è ricordata.
6. La sua voce del 1940 era decenni di lavoro, non un dono. Ha pubblicato 6,1 milioni di parole in trentasette libri, più di Shakespeare e Dickens insieme, e ne ha pronunciati circa altri cinque milioni. Da giovane ufficiale in India leggeva storia per ore sotto il caldo, non avendo fatto l'università. Quando ha offerto al Parlamento "sangue, fatica, lacrime e sudore", quella frase si preparava da quarant'anni.
7. Il grande atto del 1940 è stato fermare il proprio governo, non Hitler. Churchill non ha impedito un'invasione tedesca quell'anno; ha impedito che la Gran Bretagna chiedesse condizioni. Halifax non era un traditore: non vedeva come il suo paese potesse vincere. La crisi, dice Roberts, aveva bisogno di un romantico testardo, non di un logico prudente. Churchill era il romantico.
8. Sulle condizioni aveva probabilmente torto, e non ha avuto importanza. Roberts pensa che l'offerta di Hitler sarebbe stata mite: voleva una guerra su un solo fronte, contro la Russia. Ma una pace nel 1940 avrebbe spezzato il morale britannico e il credito britannico presso gli americani. Churchill non poteva promettere la vittoria finché Russia e Stati Uniti non fossero entrati in guerra; poteva solo tenere in guerra la Gran Bretagna fino ad allora.
9. Era una volpe, non un riccio fortunato. Un verso greco dice che la volpe sa molte cose e il riccio una sola. I critici lo chiamano un riccio che ha indovinato Hitler per caso. Roberts risponde con un elenco: la flotta pronta nel 1914, il carro armato, le prime leggi per i poveri, un milione di case, la fine del razionamento e gli avvertimenti precoci su nazismo e comunismo.
10. Va preso tutto intero, o per niente. Roberts non lo abbellisce. Si è opposto al voto alle donne, ha combattuto l'autogoverno indiano e credeva i britannici superiori a tutti. Ed ecco la parte scomoda: proprio quel pregiudizio rigido gli ha impedito di esitare nel 1940, mentre uomini più intelligenti restavano perplessi. La testardaggine sull'India e quella su Hitler appartengono allo stesso uomo.
Allora: Churchill è stato scelto o si è fatto da sé? Roberts punta sul lavoro. La previsione dello scolaro, le guerre a Cuba e in Africa, Gallipoli, le trincee, il bilancio fallito, gli anni nel deserto: niente è andato perso. Ogni pezzo è diventato uno strumento tra il 1940 e il 1945. Ha sbagliato spesso, è stato difficile e ingiusto. Roberts nota quanto poco sia mancato: Hitler aveva quindici anni di meno, e qualche anno in più di attesa avrebbe reso Churchill troppo vecchio per contare. Churchill ha detto che la nazione aveva il cuore di leone e che lui ha dato solo il ruggito. Roberts pensa che fosse modesto.