Alex Learns Italian — Book Club · Episode 34

Einstein: His Life and Universe

Einstein. La sua vita, il suo universo (Einstein: His Life and Universe)

Isaacson racconta la vita di Albert Einstein: il bambino tardo a parlare, l'impiegato dei brevetti che ha riscritto la fisica, il profugo famoso che ha combattuto la scienza che aveva aiutato ad avviare. Fantasia, rifiuto dell'autorità e politica hanno una radice comune.

Episode
34 / 56
Level
B1
Length
07:30

PDF show notes

Einstein: His Life and Universe cover
Now playing Einstein: His Life and Universe 07:30

Listen and read

Transcript

Einstein. La sua vita, il suo universo (Einstein: His Life and Universe)

The current word is highlighted as you listen. Click any word to jump there.

Nel 1905 un impiegato di ventisei anni dell'ufficio brevetti svizzero ha scritto a un amico. Lo ha chiamato "balena congelata" e la sua lettera una chiacchiera sciocca. Poi gli ha promesso quattro articoli; uno, ha aggiunto, era molto rivoluzionario. Aveva ragione: hanno cambiato il nostro modo di capire luce, atomi, tempo ed energia. Eppure chi li ha scritti non trovava posto all'università e non era riuscito a prendere il dottorato. Com'è possibile?

Io sono Luca di Alex Learns dot com. Oggi approfondiamo il libro Einstein: His Life and Universe di Walter Isaacson.

Walter Isaacson è un giornalista e biografo americano. Prima ha scritto di Benjamin Franklin e Henry Kissinger: gli piacciono le persone il cui carattere spiega l'opera. Ha scritto questa biografia dopo che le carte personali di Einstein sono state finalmente aperte ai ricercatori, e ha chiesto a fisici in attività di controllare la scienza. Non lo tratta come un cervello astratto: navigava male, suonava il violino, poteva essere freddo con i figli e detestava chi gli diceva cosa pensare.

Va dalla nascita alla morte, con la scienza accanto alla vita: Ulm e Monaco; uno studente maleducato a Zurigo, innamorato dell'unica donna del suo corso di fisica; Berna, l'ufficio brevetti e l'anno miracoloso 1905; la relatività generale nel 1915; l'eclissi del 1919 che lo ha reso famoso; il Nobel; la lunga lite con la teoria dei quanti. Alla fine, la Germania nazista, l'esilio a Princeton, la bomba atomica e un vecchio con un fascicolo dell'FBI che diceva ancora quello che pensava.

1. Il bambino che preoccupava tutti ha finito per mettere in dubbio il tempo. Einstein ha parlato così tardi che i genitori lo hanno portato dal medico, e la domestica lo chiamava "lo scemo". Sussurrava ogni frase prima di dirla. Per Isaacson quella lentezza lo ha aiutato. Quasi tutti, diceva lui, smettono di interrogarsi su spazio e tempo da bambini; lui ha cominciato da adulto. E no, non è mai stato bocciato in matematica: Isaacson smonta subito il mito.

2. Il suo laboratorio era la sua testa. A sedici anni, ad Aarau, ha provato a immaginarsi in corsa accanto a un raggio di luce: che aspetto avrebbe l'onda, se andassi alla sua velocità? Poi ha immaginato un uomo che cade da un tetto, un fulmine su un treno in corsa, un ascensore che accelera nello spazio vuoto. Queste immagini, non gli esperimenti, hanno prodotto le sue teorie. Isaacson è netto: la sua forza non era calcolare in fretta, ma vedere cosa significa un'equazione nel mondo reale.

3. In un anno solo, un impiegato sconosciuto ha riscritto la fisica. Nel 1905 ha pubblicato un articolo sulla luce che viaggia in piccoli pacchetti, uno che misurava la vera dimensione degli atomi, uno che provava l'esistenza di atomi e molecole e uno che buttava via spazio e tempo assoluti. Un quinto, brevissimo, ha unito energia e massa: E = mc2. Tutto nel tempo libero. Il suo unico club di fisica erano due amici di Berna, l'Accademia Olimpia, che leggevano Hume, Mach e Spinoza.

4. Relatività non vuol dire che tutto è relativo. Isaacson corregge con forza: Einstein cercava ciò che non cambia mai. Le leggi della fisica sono uguali per ogni osservatore a velocità costante, e la luce viaggia sempre alla stessa velocità. Se fissi queste due cose, devono piegarsi orologi e righelli. I critici, alcuni antisemiti, lo accusavano di aver distrutto ogni certezza. Lui voleva il contrario: un ordine nascosto sotto tutto.

5. La gravità si è rivelata la forma dello spazio e del tempo. Nel 1907 ha avuto il suo "pensiero più felice": chi cade liberamente non sente il proprio peso. Gli sono serviti altri otto anni per farne equazioni. Immagina una palla da bowling su un tappeto elastico: le palle vicine rotolano verso di essa perché la superficie si curva, non perché la palla le attiri. Nel 1919 squadre britanniche hanno misurato la luce delle stelle piegarsi vicino al Sole durante un'eclissi. Il Times di Londra ha annunciato che le idee di Newton erano superate ed Einstein si è svegliato famoso.

6. Il rivoluzionario ha passato trent'anni a resistere alla rivoluzione successiva. Ha aiutato a far nascere la teoria dei quanti nel 1905, ma alla fine degli anni Venti non accettava più dove era arrivata: un universo fatto di caso gli sembrava incompleto. Ne ha discusso con Niels Bohr per decenni. Quando ha detto che Dio non gioca a dadi, Bohr gli ha risposto di smettere di dire a Dio cosa fare. Il suo Dio era quello di Spinoza: l'ordine delle leggi naturali, non qualcuno che ascolta le preghiere. Cercava una teoria unica per tutte le forze e scriveva ancora equazioni accanto al letto quando è morto, nel 1955.

7. Il genio non lo ha reso bravo in casa. Einstein e Mileva Maric hanno avuto una figlia, Lieserl, prima di sposarsi; l'hanno data via e lui forse non l'ha mai vista. Nel divorzio le ha fatto un'offerta: lasciami libero e un giorno avrai i soldi del mio Nobel. Lei ci ha pensato una settimana e ha accettato. Ha aspettato diciassette anni dall'anno miracoloso, e il premio è arrivato per l'effetto fotoelettrico, non per la relatività. Lui ha sposato la cugina Elsa ed è rimasto lontano da Eduard, il figlio minore, che ha vissuto per anni in un manicomio vicino a Zurigo.

8. Ha combattuto l'autorità in fisica e in politica per la stessa ragione. Odiava gli eserciti e il nazionalismo. Quando Hitler è andato al potere nel 1933, ha lasciato la Germania per sempre e si è stabilito a Princeton. Nel 1939 ha firmato con Leo Szilard una lettera che avvertiva Roosevelt: una bomba nucleare poteva essere possibile. Dopo Hiroshima ha parlato contro le armi nucleari fino alla morte, e nel 1952 ha rifiutato la presidenza di Israele. Per Isaacson tutto torna: solo chi è libero crea idee nuove, quindi la tolleranza è condizione della scoperta.

Torniamo a quella lettera scritta dall'ufficio brevetti. Per Isaacson, scienza e carattere erano una cosa sola. Il bambino che tremava davanti a una bussola giocattolo, lo studente che irritava i professori, l'impiegato che si fidava delle sue immagini più dei libri, il vecchio che ha rifiutato un universo di dadi: la stessa persona. Ha detto al figlio Eduard che la vita è come la bicicletta: per non perdere l'equilibrio bisogna continuare a muoversi. Non ha mai smesso di muoversi, di dubitare di ciò che tutti chiamavano ovvio.