Alex Learns Italian — Book Club · Episode 46
Capitalism and Freedom
Capitalismo e libertà (Capitalism and Freedom)
Per Friedman la libertà economica fa parte della libertà stessa, e il mercato libero protegge anche quella politica. Mette poi alla prova l'idea su moneta, scuole, licenze, razza e povertà. Il governo deve fare l'arbitro, non il giocatore.
- Episode
- 46 / 56
- Level
- B1
- Length
- 07:35
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Capitalismo e libertà (Capitalism and Freedom)
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Nel 1933 Winston Churchill voleva mettere in guardia la Gran Bretagna contro Hitler. Era deputato ed ex ministro, ma non lo hanno fatto parlare alla radio: la BBC era un monopolio statale e i funzionari hanno giudicato le sue idee troppo controverse. Per anni la voce che avvertiva il paese con più forza è rimasta fuori dalla radio. Friedman ne trae una domanda difficile: se lo Stato possiede il microfono, la carta e la tipografia, che cosa resta a chi non è d'accordo? È la domanda di tutto il libro.
Io sono Luca di Alex Learns dot com. Oggi approfondiamo il libro Capitalism and Freedom di Milton Friedman.
Milton Friedman è nato a New York nel 1912, in una famiglia di immigrati ebrei. Ha studiato a Rutgers, Chicago e Columbia e ha lavorato per il governo americano negli anni Trenta e Quaranta. Poi ha insegnato all'Università di Chicago e nel 1976 ha vinto il Nobel per l'economia. Il libro nasce da conferenze del giugno 1956 al Wabash College. Sua moglie, Rose Friedman, ha trasformato quelle lezioni sparse in un libro: senza di lei, diceva, non esisterebbe. Nel 1962, all'uscita, nessun grande giornale lo ha recensito.
Il libro ha una forma semplice. I primi due capitoli espongono i principi: come si legano libertà economica e libertà politica, e che cosa deve fare davvero un governo in una società libera. Gli altri li applicano alla pratica: moneta, commercio, tasse, scuole, razza, monopolio, licenze, redditi e povertà. Friedman non elenca ciò che non gli piace: costruisce una prova e la applica sempre.
1. La libertà economica fa parte della libertà, non è una versione minore. Per Friedman gli intellettuali vedono il denaro come cosa bassa e materiale. Lui no. Dopo la guerra un britannico non poteva andare in vacanza in America per i controlli sui cambi: una perdita vera. Lo è stato anche il caso dei contadini amish che per principio rifiutavano i contributi sociali: i funzionari hanno venduto all'asta parte del loro bestiame.
2. Il mercato permette di non essere d'accordo senza che una parte perda. In politica ogni domanda ha una sola risposta per tutti: si vota e, se perdi, obbedisci. Il mercato è diverso: tu compri una cravatta blu e io una rossa. Friedman lo chiama rappresentanza proporzionale nella vita economica. Ogni questione risolta dal mercato è una questione in meno per la politica.
3. Solo un mercato può pagare i propri critici. Immagina di voler difendere il capitalismo in un paese socialista. Ti serve un lavoro, ma assume tutti lo Stato. Ti servono soldi, ma i ricchi sono alti funzionari. Ti servono carta, stampa e una sala: è tutto dello Stato. In un mercato, un editore che odia le tue idee le pubblica se vendono. Il suo esempio è la lista nera di Hollywood: gli studi compravano di nascosto copioni da scrittori vietati, e il sistema è crollato.
4. Il governo deve fare e far rispettare le regole, non giocare la partita. Friedman non è anarchico. Lo Stato deve mantenere l'ordine, difendere il paese, far rispettare i contratti, definire la proprietà e garantire una moneta sana. Può intervenire dove gli accordi privati non bastano: una fabbrica che inquina un fiume. Ma ogni azione costa, e la libertà perduta entra nel conto. Chiude il capitolo con quattordici programmi americani che non superano la prova: dai prezzi agricoli garantiti al controllo degli affitti, fino alla leva obbligatoria.
5. La Grande Depressione l'ha creata il governo, e la cura sono regole stabili. La Federal Reserve è nata nel 1913 per fermare i panici bancari. Quando sono arrivati, dopo il 1930, non ha fatto quasi nulla. Tra il luglio 1929 e il marzo 1933 la quantità di moneta in America è scesa di un terzo e circa un terzo delle banche ha chiuso. Aveva il potere, dice Friedman: le è mancata la volontà. Perciò chiede una legge, non funzionari più saggi: la quantità di moneta deve crescere del tre-cinque per cento all'anno.
6. Lo Stato può pagare l'istruzione senza gestire le scuole. Tutti ci guadagnano quando i bambini imparano a leggere e a pensare, quindi Friedman accetta il denaro pubblico. Gestirle è un altro passo, senza buoni argomenti a favore. La sua risposta è il buono scuola: una somma fissa per figlio, spendibile in qualsiasi scuola approvata, e i genitori possono aggiungere soldi propri. Cita il programma per i reduci di guerra, che portavano il contributo dove preferivano.
7. Le licenze di solito proteggono il mestiere, non il pubblico. Nel 1952 più di ottanta professioni chiedevano una licenza statale, compresi i selezionatori di uova e i venditori di yacht. La maggior parte delle commissioni che le concedono è fatta di gente del mestiere. Friedman prende il caso più difficile, la medicina, e chiama l'Associazione medica americana il sindacato più forte del paese, perché controlla l'ingresso alle facoltà di medicina. Le leggi passano perché al barbiere importano molto le regole sui barbieri, e ai clienti quasi nulla.
8. La concorrenza punisce il pregiudizio, e per questo Friedman era contrario alle leggi antidiscriminazione. Chi compra il pane non sa chi ha coltivato il grano. Chi rifiuta buoni lavoratori per il colore della pelle ha costi più alti, e i concorrenti indifferenti lo battono. Per Friedman il pregiudizio razziale è gretto e sbagliato, ma rifiuta le leggi sul lavoro equo: uno Stato che può ordinarti chi assumere può anche ordinarti chi rifiutare. Le leggi sulla segregazione, dice, nascono dallo stesso principio. È il suo capitolo più discusso.
9. Se vuoi aiutare i poveri, dai loro del denaro. Friedman attacca prezzi agricoli garantiti, case popolari, salario minimo e pensioni di vecchiaia per tutti, per una sola ragione: aiutano le persone come agricoltori, inquilini o anziani, ma non come poveri. La sua proposta è l'imposta negativa sul reddito: sopra una certa cifra paghi le tasse, sotto ricevi denaro con lo stesso sistema. Guadagnare di più conviene sempre, e ogni famiglia decide di che cosa ha bisogno.
Come può una società libera usare il governo senza esserne dominata? Friedman risponde: partire dalla scelta volontaria, tenere il potere diviso, chiedere prove solide prima di ogni programma nuovo. I mercati sbagliano, ma sbagliano anche i governi, e i loro errori arrivano con la forza della legge. Ci chiede di confrontare mercati reali con governi reali, non con uno Stato perfetto di carta. La sua idea più profonda è discreta e dura: il pericolo non sono le persone sbagliate al potere, ma il potere stesso.